14 mag. 2014 | Il virtuoso Marche Teatro: parla il Direttore Velia Papa – teatro.it

Marche Teatro è giuridicamente un consorzio che ha federato più organismi teatrali: la Fondazione Le Città del Teatro (già riconosciuta Stabile Pubblico), la Fondazione Teatro delle Muse, l’Associazione Inteatro e la cooperativa Teatro del Canguro, in precedenza riconosciuti, rispettivamente Stabile di Innovazione e Stabile per l’infanzia. Ne parliamo con il direttore Velia Papa.

Come definire Marche Teatro?
In un panorama italiano caratterizzato da una certa staticità e dalla generale difficoltà a proporre progetti di rilancio, Marche Teatro rappresenta una novità, una modalità virtuosa che cerca di dare nuova linfa e nuovi sbocchi alle maggiori realtà produttive delle Marche, un territorio teatralmente ricco ma sempre più povero in termini di risorse economiche.
Marche Teatro ha ottenuto l’affidamento diretto dei teatri di Ancona di Villa Nappi, spazio vocato alle residenze artistiche e alla formazione e pertanto, svolge le funzioni attribuite allo Stabile Pubblico, secondo la normativa vigente: produzione, ospitalità, formazione.
Il progetto è stato fortemente voluto dal Comune di Ancona e dalla Regione Marche come risposta positiva allo stato di crisi e alla mancanza di prospettive delle strutture produttive riconosciute dal Mibact in ambito regionale. Una crisi dovuta alla debolezza strutturale di ogni singola realtà e quindi all’impossibilità di darsi un progetto strategico di ampio respiro. La sfida è quella di mantenere le singole vocazioni delle strutture aderenti integrandole in una visione complessiva concretamente realizzabile: un aumento delle iniziative proposte al pubblico in termini di nuove produzioni, spettacoli ospitati, attività di formazione, azioni educative, sociali, propedeutiche, servizi.

Quali gli obiettivi del progetto?
Mantenere e rafforzare il marcato interesse verso il contemporaneo che ha caratterizzato, fino ad oggi, il lavoro delle singole strutture. Siamo felici di poter lavorare ancora con Carlo Cecchi, il più moderno tra i grandi interpreti italiani e un vero Maestro capace, come pochi, di guidare e far crescere giovani attori. Un altro obiettivo fondamentale è quello dell’allargamento e della formazione del pubblico.

A proposito di Europa, come si posiziona Marche Teatro nel variegato panorama delle istituzioni culturali?
Personalmente ho lavorato molto sul terreno della cooperazione internazionale e sono profondamente convinta che la nostra azione non si possa limitare entro i confini nazionali. Dobbiamo incentivare le forme di collaborazione con altri teatri europei e far crescere nel nostro pubblico la curiosità e l’interesse verso le migliori produzioni internazionali.

Con i cambiamenti che si prospettano a livello nazionale, a cosa punta Marche Teatro?
Nasce per iniziativa pubblica ed in tal senso consoliderà la sua funzione, pur mantenendo una gestione solidamente manageriale. Ma la necessità del pareggio di bilancio non può essere confusa con la perdita di una missione che non può che essere ispirata al concetto di servizio pubblico, in cui la produzione e la fruizione del teatro come di ogni altra forma artistica, fanno parte dei diritti fondamentali dei cittadini, da tutelare e sui quali investire.

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