MAMMA MIA!

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 19 al 22 ottobre 2017 – Teatro delle Muse

musiche e testi di Benny Andersson, Bjorn Ulvaleus e Stig Andersson
libretto di Catherine Johnson
con Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz, Sabrina Marciano
e con Elisabetta Tulli, Laura Di Mauro, Jacopo Sarno, Eleonora Facchini
nel nuovo allestimento diretto da Massimo Romeo Piparo

Peep Arrow Entartainment / IL SISTINA

AMORE E MUSICA PER IL MUSICAL CULT CAMPIONE DI INCASSI

Mamma Mia! nasce dalla geniale idea di Judy Craymer di mettere in scena la magia delle canzoni senza tempo degli ABBA con un’affascinante storia di famiglia e amicizia che si svolge su una paradisiaca isola greca. Ad oggi, lo spettacolo è stato visto da oltre 54 milioni di persone in 39 produzioni e in 14 lingue diverse. MAMMA MIA! The Movie è il film musicale che ha incassato di più nella storia del cinema a livello mondiale, e nel Regno Unito una famiglia su quattro possiede il DVD, che su Amazon è ad oggi è il più venduto di tutti i tempi.
Dopo oltre vent’anni di successi planetari, il travolgente Musical con le canzoni degli ABBA che ha fatto ballare il mondo intero per tre generazioni, verrà rivisitato e presentato al pubblico italiano con una nuova regia, nuove coreografie, nuove scene e costumi, nuovi arrangiamenti, con orchestra dal vivo.
Oltre trenta persone in scena, un gruppo di protagonisti tra i più affermati del Musical italiano e un’orchestra dal vivo che farà risuonare le magiche note del pop internazionale degli Abba con appendice a sorpresa dopo la chiusura del sipario: questi gli ingredienti che indubbiamente faranno di questa nuova produzione di Mamma Mia! il successo della prossima stagione.
A creare lo spettacolo sarà il team di Massimo Romeo Piparo, già artefice di irripetibili successi nazionali e internazionali degli ultimi anni come Jesus Christ Superstar-European tour, Billy Elliot, Evita, Il Marchese del Grillo.
La nuova ambientazione dello spettacolo cercherà di riprodurre una tipica isoletta del mediterraneo coi suoi colori bianco e blu, ma con una inedita sorpresa di un vero e proprio pontile sospeso su vera acqua di mare.
L’orchestra sarà posizionata all’interno della scena e in alcuni momenti dello spettacolo sarà a vista dello spettatore.
Inoltre dopo la chiusura finale del sipario, il pubblico verrà travolto da un quarto d’ora di canzoni degli ABBA in versione disco per un inevitabile finale danzante.

ENRICO IV

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 4 al 12 novembre – Teatro Sperimentale PRIMA NAZIONALE

di Luigi Pirandello
adattamento di Carlo Cecchi

scene di Sergio Tramonti
costumi di Nanà Cecchi
luci Camilla Piccioni

regia di Carlo Cecchi
assistente alla regia Dario Iubatti
assistente alle scene Sandra Viktoria Muller

con
Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò
Federico Brugnone, Davide Giordano, Dario Iubatti, Matteo Lai, Chiara Mancuso, Remo Stella

direttore tecnico allestimento Roberto Bivona
macchinisti Edoardo Romagnoli, Frederic Lançon
fonico Giovanni Grasso
sarta Marianna Peruzzo
amministratore di compagnia Francesca Leone

direttore di produzione Marta Morico
produzione, organizzazione Alessandro Gaggiotti
assistente di produzione Claudia Meloncelli
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo

MARCHE TEATRO

LE MASCHERE, LA FOLLIA E IL TEATRO NEL TEATRO

note provvisorie
Dopo i memorabili allestimenti di L’Uomo, la bestia e la virtù (portato in scena nel 1976 con innumerevoli riprese fino alla edizione televisiva del 1991) e Sei personaggi in cerca d’autore (quattro stagioni di tournée teatrale in Italia e all’estero dal 2001 al 2005), Carlo Cecchi torna a Pirandello nel 150° anniversario della nascita dell’autore con uno dei testi più noti e rappresentati del drammaturgo siciliano: Enrico IV.
In occasione del debutto di Sei personaggi in cerca d’autore, Cecchi dichiarò in alcune interviste: ”Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. (…) Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve” .
L’ambivalente rapporto di Cecchi con l’autore siciliano ha prodotto in passato due capolavori. La critica, nell’applaudire Cecchi regista e interprete nelle due messe in scena pirandelliane, ha sottolineato come la modernità, la freschezza e l’essenzialità siano caratteristiche fondamentali del suo teatro e come Cecchi sia capace di creare spettacoli acuti e sorprendentemente ironici, di folgorante semplicità.

ENRICO IV è una pietra miliare del teatro pirandelliano e della sua intera poetica. L’opera porta in scena i grandi temi della maschera, dell’identità, della follia e del rapporto tra finzione e realtà.
Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nel XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione ed infine per drammatica costrizione.
L’amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; forse in “Enrico IV” più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale.

LA GUERRA DEI ROSES

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 30 novembre al 3 dicembre 2017 – Teatro delle Muse

di Warren Adler
traduzione di Antonia Brancati e Enrico Luttmann

con Ambra Angiolini e Matteo Cremon
e con Massimo Cagnina e Emanuela Guaiana

regia di Filippo Dini

scenografie Laura Benzi
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino

La Pirandelliana
in coproduzione con GOLDENART PRODUCTION S.R.L. e ARTISTI RIUNITI s.r.l.

UNA COMMEDIA NERA DEI RITMI UNICI

È una commedia “nera” dalla cattiveria e dal ritmo unici, una spietata critica nei confronti dell’istituzione familiare, delle sue ipocrisie, dei suoi scheletri nell’armadio e, soprattutto, del perbenismo della filosofia borghese americana. La vicenda degli sventurati amanti è narrata con la forza e le invenzioni nere e deformanti di uno Shakespeare pulp (alla “Tito Andronico”, vedi la sorte degli animali domestici). L’autore del romanzo mostra al tornasole le rabbie represse dei sentimenti sopiti dietro le foto di famiglia sorridenti e prodotte in serie, e si diverte non poco a dare loro libero sfogo, in un susseguirsi di cattiverie, di vendette, di violenze psicologiche ma non solo, condito da un macabro sense of humour.

Nel 1989  è stato un film di grande successo diretto da Danny De Vito con protagonisti Michael Douglas e Kathleen Turner.

L’ANATRA ALL’ARANCIA

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 14 al 17 dicembre 2017 – Teatro delle Muse

dal testo The Secretary Bird di William Douglas Home
versione francese di Marc Gilbert Sauvajon
traduzione di Luca Barbareschi

con Luca Barbareschi e Chiara Noschese
e con Gerardo Maffei, Margherita Laterza
e con la partecipazione di Ernesto Mahieux

scene Tommaso Ferraresi
costumi Silvia Bisconti
luci Iuraj Saleri
dramaturgia Nicoletta Robello Bracciforti

regia Luca Barbareschi

Teatro Eliseo / Fondazione Teatro della Toscana

LA COMICITÀ È UNA MEDICINA MERAVIGLIOSA

L’anatra all’arancia è una bellissima storia universale di un uomo e di una donna e di come il protagonista si inventi un modo per riconquistare la moglie che lo ha tradito e che amava, architettando un piano per dimostrarle che lui è il suo unico amore anche dopo 25 anni – racconta Luca Barbareschi.
Spettacolo cult del teatro comico, titolo emblematico di quella drammaturgia che suscita comicità con classe e attraverso un uso sapiente e sottile della macchina teatrale, la pièce viene proposta in questa stagione in una moderna edizione, impreziosita da un cast di primi nomi: Luca Barbareschi – che firma anche la regia – Chiara Noschese, Ernesto Mahieux, Gerardo Maffei e Margherita Laterza animeranno l’ingranaggio della commedia sostenendo il ritmo e la vorticosa energia dello spettacolo con la precisione di una partitura musicale.
Questa commedia ha una profondità ed un’intelligenza straordinarie – spiega il regista – ha la stessa potenza di ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’ ma, a differenza del testo di Albee, ha una struttura narrativa molto divertente, che aiuta a veicolare concetti profondi con la risata. Ho riadattato la scrittura usando due grandi scienze, la psicologia e l’antropologia, studiando atteggiamenti, movimenti e nevrosi che caratterizzano le nostre abitudini.
Gilberto e Lisa sono una coppia sposata da venticinque anni; più che dal logorio della routine, il loro ménage è messo in crisi dalla personalità di lui, egoista, egocentrico, incline al tradimento, vittima del proprio essere un clown che finisce per stancare chi gli sta intorno. Esasperata, Lisa si innamora di Volodia, tutto l’opposto del marito, un russo di animo nobile, un romantico sognatore che ha scelto di trascorrere la sua vita in Lucania. Punto sul vivo, Gilberto studia una strategia di contrattacco e organizza un week-end a quattro, in cui Lisa e il suo amante staranno insieme a lui e alla sua attraente segretaria, Chanel Pizziconi, un misto tra scemenza e genialità. Il tutto sotto gli occhi di un sempre più interdetto cameriere, un cechoviano personaggio che, come una sorta di fantasma, si aggira per la casa e si rivelerà il deus ex machina della storia.
L’imprevedibile piano di Gilberto, che al principio sembra sgangherato, è ricco di imprevisti e colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo istante. Una vicenda leggera e piacevole che conquista lo spettatore con la simpatia dei personaggi, le soluzioni effervescenti e mai banali, i dialoghi gustosi e irresistibili ma mai privi di eleganza, e, naturalmente, l’interpretazione degli attori che in simili gioielli della concezione comica trovano un banco di prova per nulla scontato.
Ciò che muove il meccanismo di questa storia è l’incomprensione, l’egoismo, non la gelosia. Parliamo di una macchina perfetta, di dialoghi d’autore, in cui si scandaglia l’animo umano e le complesse dinamiche di coppia – prosegue Barbareschi. E aggiunge, l’happy ending arriva benefico dopo due ore di spettacolo durante le quali la psicologia maschile e quella femminile permettono al pubblico di identificarsi con i protagonisti. Una volta riconosciuti i propri errori e quelli del partner, Gilberto e Lisa affermano ‘noi due non sarà mai perfetto lo sai, ma sarà noi due’.
La commedia, scritta nei primi anni Settanta, è opera dello scozzese Williams Douglas Home, poi adattata dal celebre autore teatrale francese Marc Gilbert Sauvajon. Del 1973 è un’edizione rimasta storica, diretta e interpretata da Alberto Lionello al cui fianco recitava Valeria Valeri. Celebre è anche la versione cinematografica che vantava l’interpretazione di Ugo Tognazzi e Monica Vitti, nei panni della coppia protagonista con la regia di Luciano Salce.
Non ho voluto rifarmi ai vecchi modelli ma sicuramente mi ritrovo negli straordinari artisti che prima di me hanno affrontato questi ruoli, per tempi comici e per il sottile cinismo. Sono felice di mantenere la tradizione riprendendo un modello che è diventato un cult. Del resto la comicità è una medicina meravigliosa per elaborare il “dolore”.

RE LEAR

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dall’ 11 al 14 gennaio 2018 – Teatro delle Muse

di William Shakespeare

regia Giorgio Barberio Corsetti

con Ennio Fantastichini (nel ruolo di Re Lear)
e con Michele Di Mauro, Roberto Rustioni, Francesco Villano, Francesca Ciocchetti,
Sara Putignano, Alice Giroldini, Mariano Pirrello, Pierluigi Corallo,
Gabriele Portoghese, Andrea Di Casa, Antonio Bannò, Zoe Zolferino

scene e costumi Francesco Esposito
luci Gianluca Cappelletti
musiche composte ed eseguite dal vivo Luca Nostro
ideazione e realizzazione video Igor Renzetti, Giacomo Bisordi

Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Teatro Biondo Stabile di Palermo

UN’IMMERSIONE NELLA SCRITTURA DEL BARDO A PARTIRE DALLA RICERCA DELL’IMMAGINE

Giorgio Barberio Corsetti incontra Shakespeare. L’innovatore della scena contemporanea si misura con il più grande drammaturgo europeo di tutti i tempi, riletto o combattuto, recitato, danzato, musicato. Così, la scrittura diventa scena tramutandosi in visioni e linguaggi, dove il teatro è virtualità per meglio muoversi tra gli inganni e i trabocchetti di una vita irreale. In linea con il suo percorso di sperimentazione, orientato alle nuove tecnologie e alla drammaturgia itinerante, Corsetti si immerge nella scrittura del bardo a partire dalla ricerca dell’immagine come elemento scenografico e drammaturgico nel tentativo di padroneggiare il futuro nel presente. Una sinfonia infernale, in crescendo fino all’apice della demenza e del caos: la distruzione finale, con i superstiti che raccolgono le spoglie. Il tempo di questo Lear è adesso, in un mondo fluttuante dove l’economia e la finanza slittano da una crisi all’altra. Lear vuole ritrovare la giovinezza perduta, abbandonare le cure del regno, il peso delle responsabilità, poter vagare con i suoi cavalieri da un palazzo all’altro e occuparsi solo del proprio piacere. Allo stesso tempo, vuole essere amato, perché pensa che il sentimento delle figlie sia una garanzia, un investimento che gli permetterà di vivere spensierato in una seconda giovinezza. Il Re Lear è una tragedia di padri e figli. Lear e le sue figlie, Gloucester ed i suoi figli. I padri fraintendono i figli, i figli tradiscono i padri. Oppure li salvano: paternità e eredità, trasmissione ed usurpazione, passaggio di potere ridotto ai termini essenziali.

IL NOME DELLA ROSA

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 18 al 21 gennaio 2018 – Teatro delle Muse

di Umberto Eco
versione teatrale di Stefano Massini

regia Leo Muscato

con (in ordine alfabetico)
Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni

scene Margherita Palli
costumi Silvia Aymonino
luci Alessandro Verazzi
musiche Daniele D’Angelo
video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Genova / Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù
e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni
Con il sostegno di FIDEURAM
Il nome della rosa di Umberto Eco è pubblicato da Bompiani

LA PRIMA VERSIONE TEATRALE ITALIANA DEL CAPOLAVORO DI UMBERTO ECO

Il nome della rosa di Umberto Eco, tradotto in 47 lingue, ha vinto il Premio Strega nel 1981, e la sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery. La prima trasposizione teatrale di questo straordinario best seller è di Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, autore di Lehman Trilogy.

La regia dello spettacolo è affidata a Leo Muscato, che per il Teatro Stabile di Torino ha diretto Come vi piace. Muscato, che alterna regie di prosa a quelle liriche, ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante e, nei suoi Appunti per una messa in scena, scrive: «Dietro ad un racconto avvincente e trascinante, il romanzo di Umberto Eco nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura; un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro. La struttura stessa del romanzo è di forte matrice teatrale. Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni, e la suddivisione di ogni singola giornate in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo; quindi la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come. Questa modalità, a noi teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia. La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù. Nel nostro spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi (e i nostri) occhi si materializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville. Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui. Su uno sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale sembra essere la risoluzione di un giallo […]».

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dall’ 1 al 4 febbraio 2018 – Teatro delle Muse

di William Shakespeare
con Stefano Fresi, Giorgio Pasotti, Paolo Ruffini e Violante Placido
i comici Rosario Petix, Zep Ragone, Dario Tacconelli, Maurizio Lops nel ruolo di Quince
gli innamorati Alessandra Ferrara, Antonio Gargiulo, Tiziano Scrocca, Claudia Tosoni
le fate Annalisa Aglioti, Sara Baccarini
scene e costumi Carlo De Marino
musiche Roberto Procaccini
light designer Marco Palmieri
produzione esecutiva Fabrizio Iorio
regia di Massimiliano Bruno

L’Isola Trovata

UNA COMMEDIA SULL’AMORE, CAPOLAVORO ASSOLUTO DEL BARDO

“Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia…noi altro non v’offrimmo che un sogno”.

Mito, fiaba, e quotidianità s’intersecano continuamente senza soluzione di continuità e questo porta a riconoscere, all’interno di questa originale versione del noto testo shakespeariano, suggestioni che vanno da fonti classiche al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra sempre originalmente e genialmente contaminati e ricreati dalla fervida fantasia dell’adattamento. Il Sogno di una notte di mezza estate è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni.”

Il sogno di una notte di mezza estate fu scritta con tutta probabilita’ tra il 1595 e il 1596. Questa commedia è una delle prime scritte da Shakespeare, certamente una delle più popolari. Il tema principale della commedia-fiaba, è ancora una volta l’amore romantico, che a differenza degli altri play viene quasi sbeffeggiato, deriso, senza che per questo motivo perda di significato.

La trama principale si snoda attorno alle vicende amorose di Ermia e Lisandro, e di Elena e Demetrio, le cui avventure sentimentali sono complicate dall’entrata in scena di Oberon e Titania, re e regina delle fate che, servendosi di un folletto di nome Puck, creano scompiglio ai sentimenti degli amanti.

COUS COUS KLAN

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 14 al 18 febbraio – Teatro Sperimentale

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia di Gabriele Di Luca

regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

con Angela Ciaburri (Nina), Alessandro Federico (Aldo), Pier Luigi Pasino (Mezzaluna), Beatrice Schiros (Olga), Massimiliano Setti (Caio), Alessandro Tedeschi (Achille)

voce fuori campo Andrea Di Casa

musiche originali Massimiliano Setti
scene Maria Spazzi, assistente alle scene Aurelio Colombo
costumi Erika Carretta
luci e direzione tecnica Giovanni Berti, allestimento Nicolò Ghio
illustrazione Federico Bassi
foto di scena Laila Pozzo

organizzazione Luisa Supino, ufficio stampa Raffaella Ilari

coproduzione Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, MARCHE TEATRO
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana, La Corte Ospitale di Rubiera

In tutto il mondo l’acqua è stata privatizzata. Ormai da dieci anni, fiumi, laghi e sorgenti sono sorvegliati dalle guardie armate del governo, che non permettono a nessuno di avvicinarsi alle fonti idriche.
Il divario tra ricchi e poveri è allarmante e mentre i primi vivono all’interno delle così dette recinzioni, ovvero città recintate da filo spinato e sorvegliate da telecamere di sicurezza, i secondi tentano di sopravvivere al di fuori di esse lottando ogni giorno contro la mancanza di cibo e di acqua.
In un parcheggio abbandonato e degradato dietro ad un cimitero periferico, sorge una micro comunità di senzatetto, all’interno della quale sono parcheggiate due roulotte fatiscenti. Nella prima ci vivono tre fratelli orfani: Caio, ex prete nichilista e depresso, Achille, sordomuto e irrequieto, e Olga, la sorella maggiore, obesa e con un occhio solo. Nell’altra roulotte ci vive Mezzaluna, precario compagno di lei, un musulmano, immigrato in Italia ormai da dieci anni, che per sopravvivere seppellisce rifiuti tossici per un’associazione criminale di giorno e lavora come ambulante di notte. Presto alla comunità, già logorata da continui conflitti razziali ed interpersonali per la sopravvivenza, si aggiungerà Aldo, un medio borghese, elegante e maturo, che dopo un grave problema famigliare si è ritrovato a dormire per strada. Ma a sconvolgere il già precario equilibrio di questa comunità sarà Nina, una ragazza ribelle e indomabile, un’anima sospesa ed imprevedibile, che si rivelerà al tempo stesso, il più grande dei loro problemi e la chiave per il loro riscatto sociale.

Note di regia
Ancora una volta Carrozzeria Orfeo sarà impegnata a fotografare senza fronzoli un’umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze, attraverso un occhio sempre lucido, divertito e, soprattutto, innamorato dei personaggi che racconta. La comune mancanza d’amore dei protagonisti delle nostre storie porta i dialoghi all’eccesso e all’isteria evidenziando gli aspetti tragicomici di esistenze che commuovono e fanno ridere nello stesso istante. I loro tormenti emotivi amplificano il loro aspetto umano, raccontando una realtà spinta all’assurdo che, però, attiene al nostro quotidiano. Uno stile “eccessivo” che, trasformandosi in provocatorio realismo, cerca un divertimento mai gratuito e fine a se stesso. Un punto di vista sul mondo e sul presente nel tentativo di non farsi mai imprigionare dalla retorica o da inutili moralismi.
Come compagnia, infatti, portiamo avanti da anni un lavoro di costante ricerca sulla mescolanza dei generi, con l’obiettivo di fondere l’ironia alla tragicità, il divertimento al dramma, in una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banale. Ci interessa muoverci sul fragile confine dove, all’improvviso, tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare.

ELVIRA

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 3 all’ 11 marzo 2018 – Teatro Sperimentale ESCLUSIVA REGIONALE

(Elvire Jouvet 40) di Brigitte Jacques © Gallimard
traduzione Giuseppe Montesano

con e regia Toni Servillo

costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Costanza Boccardi
e con Petra Valentini, Francesco Marino, Davide Cirri
foto di scena Fabio Esposito

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Teatri Uniti

UN APOLOGO DEL TEATRO, DEL MESTIERE DELL’ATTORE E DELLA SUA MISSIONE CIVILE

Il testo, caro alla storia del Piccolo Teatro di Milano, che produce lo spettacolo insieme a Teatri Uniti, fu messo in scena da Giorgio Strehler con Giulia Lazzarini nella stagione 1986/87 con il titolo Elvira, o la passione teatrale. Con Toni Servillo le riflessioni di Jouvet sul teatro e sul personaggio ritrovano nuovamente la stessa stringente attualità.

Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva impegnati in un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio.
Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere ad una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi. (Toni Servillo)