LA VEDOVA SCALTRA

inizio spettacoli ore 20.45 – domenica ore 16.30

dal 5 all’ 8 aprile 2018 – Teatro delle Muse

una commedia di Carlo Goldoni

con Giuseppe Zeno e Francesca Inaudi

con Fabio Ferrari nel ruolo di Don Alvaro de Castiglia

e con Claudia Ferri, Riccardo Bocci, Alessandra Cosimato, Matteo Guma

Andrea Coppone nel ruolo di Arlecchino
con Massimiliano Giovanetti nel ruolo di Pantalone de Bisognosi
e con Renato Cortesi nel ruolo de Il Dottore

scene di Carlo De Marino
costumi Francesca Brunori
musiche originali Massimiliano Gagliardi
maestro d’armi Max Cutrera
disegno luci Stefano Lattavo
direzione tecnica Stefano Orsini
produzione esecutiva Mariano Anagni

regia di Gianluca Guidi

Un progetto artistico di Gianluca Ramazzotti
Mind Entertainment – Ginevra Media Prod srl

UNA DELLE PIÙ DIVERTENTI E RAFFINATE COMMEDIE GOLDONIANE

Quando ero bambino, con gli amici, ci raccontavamo sempre delle storielle che cominciavano così: “… ci sono un francese un inglese, uno spagnolo e un italiano…” , e così sembra cominciare la nostra commedia, in una locanda della città più meravigliosa, affascinante e del mondo: Venezia. Quattro pretendenti di nazionalità diversa ma tutti figli della futura Europa Unita. Tutti affascinati dalla bella vedova de’ Bisognosi. Tutti ricchi, benestanti discendenti da famiglie blasonate, tutti campanilistie affascinati dalla bella e forse “inarrivabile” Rosaura. La vedova… Scaltra! Mi piace Rosaura Lombardi vedova de’ Bisognosi. E’ una donna moderna, dalla natura “antica”.
Una figura che presenta quella sensibilità e quell’intuizione appartenenti all’universo femminile. Sa ribellarsi al padre e si oppone alle nozze della sorella con un uomo molto più anziano (lei ne aveva sposato uno del quale è rimasta vedova) e, ora che può, sospesa e in bilico per prendere la decisione giusta, ponte tra la commedia “vecchia” e il mondo nuovo, per sé “sceglie di scegliere” il suo uomo. Nella migliore tradizione della vita vissuta. La meta/menzogna che adopera per sceglierlo è rappresentativa di un estro che appartiene ad esseri superiori quali sono, in realtà , le donne.
Ella è pilota del proprio destino, opera e decide non tanto lasciandosi guidare dai sentimenti, quanto piuttosto seguendo criteri razionali.
Per seguire il suo scopo, mette a nudo le debolezze del genere maschile, fino a metterle quasi in ridicolo. Ella compie una rivoluzione femminista “ante-litteram” che, se ne avesse mantenute le connotazioni, avrebbe fatto vincere a tutto campo quel desiderio legittimo di emancipazione che ha caratterizzato, alla fine del ‘900, l’universo femminile.
Complici la “sua” Venezia, il Carnevale, e, di nuovo, la sua “modernità”, Rosaura nasconde il suo volto dietro ad una maschera non soltanto quando realmente indossata; ella la usa a guisa di condottiero per vincere (forse inconsapevolmente) una “guerra” di cui lei stessa non conosce i confini se non quelli personali.
Per certi versi mi verrebbe voglia di chiamarla “Braveheart”.
Una William Wallace della Serenissima.
Goldoni evita di raccontarci (in un’altra commedia) ciò che la vita ha riservato a lei e al Conte di Bosconero durante la loro storia o unione.
E forse è meglio così. Lasciamo che i nostri eroi incontrino una “normalità” che è assolutamente privata.
Tutto il resto è in divenire…
Gianluca Guidi