KK // I’m a Kommunist Kid

coreografia Glen Çaçi
con Glen Çaçi e Olger Çaçi
allestimento scenico in collaborazione con Andrea Saggiomo
ricerca teorica e assistente alla coreografia Paola Stella Minni

produzione e organizzazione Marta Morico, Emanuele Belfiore
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
distribuzione Alessandra Simeoni
foto di scena Alessandro Cecchi

produzione MARCHE TEATRO in collaborazione con Fondazione Fabbrica Europa

date

19 luglio 2017 Bolzano Bolzano Danza www.bolzanodanza.it/it/on-stage/

24 novembre 2016 Ludwigshafen (Germania) Festispiele 2016 www.theater-im-pfalzbau.de

debutto 15/16 maggio 2015 Firenze Teatro Cantiere Florida

note

L’uomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante; colui per il quale  ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è perfetto colui per il quale  tutto il mondo non è che un paese straniero. [Ugo da San Vittore]

La bellezza è condizionata dal proprio background storico, dalle proprie radici d’infanzia? In quali termini possiamo parlare di identità, appartenenza e radici oggi, negli anni 10 del ventunesimo secolo? Cosa ci differenzia, se ci differenzia, dai secoli precedenti e dalla modernità? E in che misura possiamo giocare oggi con la nostra identità, entità ontologicamente complessa e frattale, farla dialogare col passato e col futuro prossimo, reinventandola a nostro piacimento? Ci sono dei  privilegi che ci permettono di farlo con più o meno libertà? Quali sono? Come  cittadino europeo sono forse più libero rispetto a mio fratello? Qual è il legame  tra cittadinanza, libertà e immaginazione?
I due interpreti interrogano  il loro senso di appartenenza ripescando nella memoria stereotipi, luoghi comuni ed episodi storici: tra karaoke e canzoni italiane retrò (da Toto Cutugno ad Adriano Celentano), tra danze tradizionali (apprese imitando video da youtube) e attitudini fisiche secondo un immaginario stereotipato di mascolinità albanese; e poi ancora la caduta del comunismo e la rincorsa al capitalismo, evocazioni di una lontana discendenza sufi da parte di padre e una lingua di emigrati, che conserva il sapore degli anni ’90.
KK è una riflessione politico-performativa sulla proprietà territoriale e sull’identità culturale, filtrata da un’ironia cruda e pungente; una traduzione coreografico-contemporanea dell’estetica di un’infanzia post-comunista.

Glen Caci, giovane coreografo italo-albanese, decide di affrontare queste ed altre questioni attraversando da neo-cittadino europeo le sue radici albanesi assieme al fratello, anche lui emigrato in Europa negli anni ’90, da oltre sedici anni assente dall’Albania ma tuttora in attesa della cittadinanza spagnola. Entrambi, da punti di vista e condizioni differenti, si confrontano in scena con i propri ricordi dell’Albania, un’Albania pre-globalizzazione vissuta durante l’infanzia e l’adolescenza; un’Albania che per necessità re-inventano a livello mnemonico-immaginativo con il loro sguardo di oggi.