SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ

inizio spettacoli ore 20.30 – domenica ore 16.30

Dall’11 al 15 marzo 2026 – Teatro delle Muse
SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ

commedia in tre atti di Eduardo De Filippo
regia Luca De Fusco
con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma
e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
aiuto regia Lucia Rocco

prodotto da Teatro di Roma -Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura

Dei massimi capolavori del Teatro di Eduardo Sabato, domenica e lunedì  è il testo più borghese, quasi cechoviano; la sua conclusione lieta sembra la meno agrodolce, la più sinceramente solare. L’autore dice che anticipa il tema del divorzio, ma a me non sembra. Talvolta l’opera acquista un valore autonomo dalle intenzioni del creatore. Io penso invece che la lieta riconciliazione di Rosa e Peppino ci commuova oggi forse più di ieri perché evidenzia la capacità di questa grande famiglia di comporre i conflitti. Appena esplode un temporale zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare e i figli, invece di mostrare traumi che si trascineranno per il resto dei loro giorni (come saremmo portati a pensare oggi), sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori. Tutti poi sono molto attenti a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Insomma la famiglia De Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove anche perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Che dire poi della tenerezza che ci fanno Rosa e Peppino? Una che va in crisi per la competizione culinaria con la nuora, l’altro che si inventa una gelosia tolstoiana sul nulla.
Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta.
Dal punto di vista della scrittura scenica, mai come stavolta, cercherò di essere un regista-interprete, che non si azzarda a spostare una nota della partitura, come un buon direttore d’orchestra, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo.
Nel 2018 misi in scena Sabato, domenica e lunedì nel celebre Teatro Vachtangov di Mosca. In quel caso decisi di usare una mano registica molto lieve, partendo dal presupposto che il pubblico russo non conoscesse la commedia, mai messa in scena, fino ad allora, nella loro lingua. Più vado avanti nel lavoro e più mi convinco che questo atteggiamento sia giusto anche in Italia.
Sia perché sono quasi venticinque anni che non viene rappresentata nel nostro paese, sia perché penso che Eduardo sia come Goldoni: si può interpretare, ma non stravolgere.
Siamo ormai abituati a far coincidere la parola “inquietante” con una definizione elogiativa di uno spettacolo. Ma non è così. Non è detto che far sorridere significhi far uscire dal sentiero dell’arte teatrale: Goldoni, Mozart, Cimarosa lo sapevano bene. E anche noi dobbiamo talvolta ricordarlo.

Luca De Fusco

LA COSMICOMICA VITA DI Q

inizio spettacoli ore 20.30 – domenica ore 16.30

Dal 19 al 22 marzo 2026 – Teatro delle Muse
LA COSMICOMICA VITA DI Q

da “LE COSMICOMICHE” di Italo Calvino
drammaturgia Vincenzo Manna
con Luca Marinelli, Gabriele Portoghese, Valentina Bellè, Alissa Jung, Federico Brugnone, Fabian Jung, Gaia Rinaldi
scene e luci Nicolas Bovey
musiche originali Giorgio Poi
regia Luca Marinelli e Danilo Capezzani

produzione Spoleto Festival dei Due Mondi, Fondazione Teatro della Toscana, Società per Attori

Una drammaturgia originale che nasce con l’intento di approfondire e mettere in luce alcuni temi e situazioni dell’opera calviniana prendendo spunto dal complesso e composito “universo cosmicomico” per delineare una cosmogonia che restituisca pienamente lo spirito dei racconti di Calvino.
Qfwfq, il protagonista interpretato da Luca Marinelli, è un personaggio complesso, stratificato, ha in sé la memoria del mondo, una memoria scientifica, esperienziale, culturale.
L’adattamento teatrale mette insieme i racconti in un’unica storia: le dodici cosmicomiche scelte si susseguono senza soluzione di continuità, intrecciate l’una nell’altra secondo un “principio metamorfico” che sarà elemento fondante, oltre che della drammaturgia, anche dell’estetica dello spettacolo (regia, ruoli e personaggi, luci e scenografia).
Lo spettacolo procede su due piani: uno narrativo (il protagonista Qfwfq racconta al pubblico e ai compagni di scena le sue avventure), e drammatico, che sviluppa scenicamente alcuni passaggi e momenti, dando vita ai personaggi e alle loro vicende.

NON SI SA COME

inizio spettacoli ore 20.30 – domenica ore 16.30

Dal 9 al 12 aprile 2026 – Teatro delle Muse
NON SI SA COME

di Luigi Pirandello
con Franco Branciaroli,
Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
video Alessandro Papa

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo di Palermo

«Le cose che si sanno, non significano allora più nulla!» la battuta che il conte Romeo Daddi proferisce nel corso del secondo atto, condensa tutta l’inquietante e assieme magnetica destabilizzazione, lo smarrimento, lo sgomento che connotano “Non si sa come”, ultima opera compiuta di Luigi Pirandello.
A 90 anni dal suo debutto e dalla pubblicazione, avvenuti nel 1935 – proprio quando l’autore ricevette il Premio Nobel – “Non si sa come” viene scelta da Paolo Valerio per proseguire, attraverso il linguaggio del palcoscenico, un percorso di ricerca nella psicologia e nell’animo umani, intrapreso con “La coscienza di Zeno” diretta nel 2023 con Alessandro Haber protagonista.
Un percorso che ora – forte della lezione sveviana – il regista evolve e declina, attraverso la scrittura spietata e affascinante di Pirandello. Il ruolo del protagonista va a un Maestro raffinato e incisivo del teatro contemporaneo come Franco Branciaroli, versatile nel passare dai grandi ruoli di Shakespeare e Goldoni, alle lacerazioni morali e psicologiche di questa pièce, attualissima e feroce.
In un’ambientazione raffinata, i protagonisti appaiono tutti quali ineccepibili rappresentanti di una società di ceto elevato, eppure, “non si sa come” l’inesorabile analisi pirandelliana, porta alla luce un loro lato spaventosamente irrazionale, popolato da cosiddetti “delitti innocenti”, azioni – inconfessate o inconfessabili – in cui sull’autocontrollo, sulle ragioni dell’etica, ha prevalso l’istintualità brutale, quel “secondo io” che talvolta abita l’uomo.
Ecco allora che Romeo Daddi, pur amando la propria moglie profondamente, tradisce lei e il proprio migliore amico, e smosso da questa colpa riaffiora in lui il ricordo di un’altra, gravissima: un assassinio compiuto da ragazzo e immediatamente rimosso. “Non l’ho voluto fare, non ne ho colpa”.
Un ragionamento che risuona lacerante, inquietante, e scuote violentemente la coscienza del pubblico di oggi, troppo spesso confuso, sospeso fra la tendenza all’assoluzione di violenti “raptus” istintuali e la loro condanna. Sono questioni che quotidianamente venano il nostro tempo: è eticamente accettabile l’idea che “non si sa come” una persona possa essere sopraffatta dal suo “io istintuale” e fuori controllo? E poi c’è il tema dell’oblio della colpa, perfettamente racchiuso nello sconvolgente “monologo della lucertola”…
Un viaggio dunque nella capacità dell’uomo di essere spaventosamente irrazionale e incredibilmente fragile che – al di là del liberatorio omicidio con cui Pirandello chiude il dramma – indurrà il pubblico a profonde riflessioni.
Un’analisi inesorabile nel vortice della psicologia umana, che il regista sta immaginando di amplificare in scena, non soltanto attraverso le efficaci e potenti parole di Pirandello, ma anche con una contaminazione multimediale che si interfaccerà e fonderà all’interpretazione attoriale, restituendo attraverso leitmotiv visuali le mutevoli sfumature psicologiche dei personaggi.

IL MALE OSCURO

inizio spettacoli ore 20.30 – domenica ore 16.30

Dal 15 al 19 aprile 2026 – Teatro delle Muse
IL MALE OSCURO

di Giuseppe Berto
riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi Dora Argento
musiche Germano Mazzocchetti
con Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta,
e (in o.a.) Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani

produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania / MARCHE TEATRO

Il male oscuro di Giuseppe Berto è considerato un caposaldo della letteratura italiana, un successo editoriale che nel giro di una settimana si aggiudicò i premi letterari Viareggio e Campiello. Eppure il romanzo fu rifiutato da più di un editore prima che Rizzoli lo pubblicasse nel 1964. L’onda lunga del successo non si è mai spenta, tanto che gli editori continuano a ristamparlo in nuove edizioni, mentre nel 1990 Mario Monicelli ne ha tratto un film, pluripremiato, affidando il ruolo del protagonista a Giancarlo Giannini.
I teatri stabili di Palermo, di Catania e delle Marche ne propongono oggi un adattamento scenico curato e diretto dal regista Giuseppe Dipasquale e interpretato da Alessio Vassallo.
Il male oscuro, che narra la vicenda autobiografica di uno scrittore in crisi, segnato dai sensi di colpa per la morte del padre, colpisce per la sua attualità, per l’analisi accurata di un malessere profondo, nel quale oggi si riconoscono molti di noi.
Bepi, l’io narrante del romanzo, è uno scrittore che ha la sensazione di non riuscire a governare la propria vita. Sospinto dagli eventi, dall’incapacità di superare il trauma della morte del padre, di relazionarsi autenticamente con i familiari, la moglie, l’amante, sprofonda nel baratro della depressione. Decide quindi di affidarsi alla psicanalisi per comprendere le ragioni profonde del suo malessere.
L’inettitudine del protagonista, molto simile a quella dell’antieroe sveviano de La coscienza di Zeno, cui Berto ha dichiarato di essersi ispirato, produce paradossalmente situazioni tragicomiche, attimi di straniamento che tuttavia aiutano a comprendere la complessità di una condizione esistenziale tipicamente contemporanea, di un io diviso tra senso del dovere e desideri frustrati.

GISELLƏ

inizio spettacolo ore 20.30

24 ottobre 2025 – Teatro delle Muse esclusiva regionale
GISELLƏ
Cornelia Dance Company

coreografia Nyko Piscopo
sound design e musiche originali Luca Canciello
scenografia Paola Castrignanò
costume design Daria D’Ambrosio
costume design (video) Pina Raiano
video artist Andrea de Simone aka Desi
responsabile tecnico Cosimo Maggini
danzatori Mimmina Ciccarelli, Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno, Eleonora Greco, Raffaele Guarino, Francesco Russo, Sara Ofelia Sonderegger, Matilde Valente
danzatori (video) Marina Iorio, Giuseppe Li Santi, Samantha Marenzena, Rita Pujia, Chiara Saracco
foto Serena Nicoletti
video Eros Brancalion
management Vittorio Stasi

produzione Cornelia
co-produzione Scenario Pubblico – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la danza
supporto ATERBALLETTO – Fondazione Nazionale della Danza; Asti Teatro, Officine San Carlo

Ispirato al balletto romantico per antonomasia, Gisellə viene reinterpretato da Nyko Piscopo per esaltare il tema dell’Amore oltre il genere, il pregiudizio e l’inganno in un tempo attuale ancora stigmatizzato. Con le musiche originali composte da Luca Canciello, i danzatori della compagnia Cornelia performano tra reale e virtuale un capolavoro intramontabile che trova una dimensione contemporanea attraverso la narrazione del corpo.

BROTHER TO BROTHER

Ticket Ticket biglietti on-line

inizio spettacolo ore 20.30

15 novembre 2025 – Teatro delle Muse
BROTHER TO BROTHER dall’Etna al Fuji
Compagnia Zappalà Danza & Munedaiko

regia e coreografia Roberto Zappalà
musica live Munedaiko
soundscape Giovanni Seminerio
danzatori Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Giulia Berretta, Anna Forzutti, Dario Rigaglia, Silvia Rossi, Damiano ScavoAlessandra Verona
musicisti Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro
drammaturgia Nello Calabrò
scene, luci e costumi Roberto Zappalà
assistente alle coreografie Fernando Roldan Ferrer
realizzazione costumi Majoca
management Vittorio Stasi
direzione generale Maria Inguscio

una produzione Scenario Pubblico | Compagnia Zappalà Danza – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza | in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Modena | in collaborazione con Civitanova Danza, Marche Teatro e Fuori Programma Festival | con il patrocinio di INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia | con il sostegno di MiC Ministero della Cultura e Regione Siciliana Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo

I fratelli del titolo della nuova creazione di Roberto Zappalà in progetto per il 2025 sono il Fuji e l’Etna, i due vulcani per eccellenza della storia e dell’immaginario simbolico del mondo. La nuova creazione pone l’attenzione in maniera forte e vigorosa sul rapporto tra la performance dei danzatori della Compagnia Zappalà Danza e quella dei Munedaiko, musicisti consacrati alla pratica e valorizzazione del tamburo tradizionale giapponese “Taiko” (太 tai 鼓 ko: grande tamburo) dove la postura, il movimento e la concentrazione sono fondamentali. Così come i vulcani sono all’origine dell’attuale conformazione del pianeta, la percussione è all’origine dell’arte musicale e culturale creata dall’uomo, a partire dal ritmo del battito cardiaco. I tamburi provocano bolle di suoni, di ritmi che “scoppiano” nelle orecchie e nel cervello degli spettatori; ritmi che i danzatori seguono e provocano allo stesso tempo in un fluire incessante, un respiro comune che armonizza i corpi, con le civiltà di origine e con le civiltà tra di loro, con la speranza oggi sempre più auspicabile che, come dice Fosco Maraini, possiamo essere “imbevuti di quell’olio confuciano necessario a lubrificare le ruote della convivenza civile”.

Tra ogni battito e ogni movimento si cela una pausa naturale, simile alla quiete che segue un’eruzione vulcanica: un momento di silenzio nel ritmo dell’esistenza. Questo equilibrio tra movimento e immobilità, tra suono e silenzio, riflette l’armonia presente in natura. Sebbene il corpo e lo spirito umano siano spesso guidati dall’energia e dal dinamismo, esiste una profonda connessione con i ritmi di pace che la natura offre: un ritmo che, come il silenzio tra i colpi del tamburo Taiko, invita alla riflessione, al rinnovamento e al ritorno alla calma interiore.

Silenzio e caos, movimento e quiete, Oriente e Occidente, natura e cultura: dualità che permeano questa creazione e riecheggiano un detto amato in Oriente: “Due è uno e uno è due.”

NOTTE MORRICONE

inizio spettacolo ore 20.30

3 gennaio 2026 – Teatro delle Muse
NOTTE MORRICONE
Aterballetto

regia e coreografia Marcos Morau
musica Ennio Morricone
direzione e adattamento musicale a cura di Maurizio Billi
sound design Alex Röser Vatiché, Ben Meerwein
testi Carmina S. Belda
set e luci Marc Salicrú
costumi Silvia Delagneau
assistenti alla coreografia Shay Partush, Marina Rodríguez

danzatori Ana Patrícia Alves Tavares, Elias Boersma, Estelle Bovay, Emiliana CampoAlbert Carol Perdiguer, Luigi Civitarese, Leonardo Farina, Matteo FioraniMatteo Fogli, Arianna Ganassi, Arianna Kob, Gador Lago BenitoFederica Lamonaca, Giovanni Leone, Gaia Mentoglio, Nolan Millioud

produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
commissione, coproduzione, prima rappresentazione outdoor Macerata Opera Festival
coproduzione, prima rappresentazione indoor Fondazione Teatro di Roma
coproduzioni Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento, Centro Teatrale Bresciano
coproduzione Ravenna Festival | Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

«”Io, Ennio Morricone, sono morto”, scrisse il compositore prima di congedarsi. La sua musica, invece, non può farlo. Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza lasciarci, ed è in questo modo che la memoria si preoccupa di tenerli vivi, di tenerli al sicuro. Notte Morricone è il mio regalo, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo. Ennio Morricone potrebbe essere mio padre, o mio nonno, io sono un erede diretto della sua eredità, dei film che gli devono un debito incommensurabile (siano essi capolavori, buoni, mediocri o brutti film).
Fischiettare le sue melodie era già, prima di immergermi nella sua musica, un suono ricorrente nella mia vita. Sono figlio di genitori cresciuti con il suo C’era una volta in America, o Il buono, il brutto, il cattivo, sono cresciuto, tra molte altre cose, con le sue melodie che suonavano nel soggiorno di casa mia. Senza che lui lo sapesse, la sua musica non era solo la musica di quei film, ma era anche la colonna sonora della nostra infanzia. Ennio mise la sua creatività, la sua ispirazione, la sua eterodossia al servizio della “fabbrica dei sogni”, incorporando quei suoni nella nostra memoria, diventando un classico, incarnazione del compositore intellettuale, del musicista popolare e quasi di una rock star. Ed è in quell’atto generoso di creare e condividere bellezza con noi che il mondo di Morricone che immagino inizia a prendere forma. Non si tratta solo di lavorare con la sua musica, tanto meno di spiegarla, poiché ha già detto tutto, si tratta di comporre una nuova melodia che scorra parallela alla presenza della sua musica nelle nostre vite. Notte Morricone si svolge nel crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo, che solo e stordito davanti ai suoi fogli, prende appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della sua stanza. La notte sarà piena di visitatori, alcuni musicisti, che risponderanno alla sua chiamata creativa per registrare le sue idee fugaci in uno studio di registrazione improvvisato. E lì, tra i fogli e le note musicali, apparirà il ragazzo, quello che voleva fare il dottore, l’infaticabile giocatore di scacchi, quello che sapeva che non avrebbe mai suonato la tromba come Chet Baker, il destino gli aveva riservato un posto migliore, fatto apposta per lui, il posto che lo avrebbe reso un’icona per l’eternità. E la notte continuerà ad avanzare, trasformando la sua casa in uno studio di registrazione, nella dualità della sua mente libera e della sua mente che crea musica per film che finirono per essere la musica di un secolo, trasformando la sua casa in un cinema, dove visitatori di ogni tipo verranno a guardare i suoi film e a trascorrere la notte con lui.
E ogni notte sarà una nuova opportunità per dare vita al sogno di tutti loro, i musicisti, i bambini, gli amanti, o coloro che vanno al cinema da soli.
La musica di Morricone ha fatto suonare le cose che non vengono dette, quelle che rimangono dentro, disassociare la sua musica dai film è un lavoro complesso e quasi suicida, ma so che oggi sarebbe molto felice di sapere che la sua musica potrebbe emanciparsi dal cinema e vivere stasera in un teatro.»

OLYMPIADE [trace]

inizio spettacolo ore 20.30

23 aprile 2026 – Teatro delle Muse esclusiva regionale
OLYMPIADE [trace]
Ballet Opéra Grand Avignon

ideazione e regia Antonio De Rosa e Mattia Russo/KOR’SIA
coreografia Antonio De Rosa e Mattia Russo in collaborazione con gli interpreti
drammaturgia Gaia Clotilde Chernetich
scenografia e luci Eleonora Rodigari in collaborazione con Antonio De Rosa e Mattia Russo
costumi Luca Guarini
arrangiamenti e musica originale Alejandro de Rocha

produzione Opéra Grand Avignon, in coproduzione con Les Hivernales CDCN di Avignone

Olympiade evoca lo spirito dei tempi e le sue molteplici manifestazioni. Cosa sfida il nostro approccio occidentale al tempo? Come possiamo ampliare i nostri orizzonti per accedere a un’altra conoscenza dello spazio-tempo e delle sue implicazioni? Per questa ricerca che si sviluppa tra campo di ricerca, campo di battaglia e campo di gioco viene utilizzata una pista di atletica: con i suoi corridoi separati da linee bianche che evocano l’inconfutabile, solitaria singolarità di ogni essere che la percorre, la pista è animata da corpi che, danzando, attraversano il tempo oltre che lo spazio. I corpi in scena sono individui, ma – come gruppo – sono una sola entità.
Attraverso le coreografie ideate dal duo di coreografi che ha dato vita alla compagnia Kor’sia, Antonio De Rosa e Mattia Russo, i danzatori del Ballet de l’Opéra Grand Avignon danzano la possibilità di un nuovo rapporto con il tempo: il passato e il presente si susseguono senza che nessuna dimensione possa prevalere, anticipare o essere successiva all’altra. Da questo approccio alla dimensione temporale dei corpi, la danza compone traiettorie che non hanno né inizio né fine e che toccano anche la dimensione dell’identità, rendendola aperta e fluida. In questo sistema che considera tutte le possibilità, identità individuali e collettive si fondono e si sovrappongono, creando un sistema di relazioni dai margini infiniti, dove il dialogo tra singolarità e collettività può raggiungere una nuova fase evolutiva.
In questa creazione composta su una porzione di una pista di atletica, gli artisti danzano una coreografia informata da questo spazio iconico e senza tempo. Viaggiano nel tempo in tutte le direzioni, mescolano le loro identità al presente alla ricerca di un possibile futuro. Il processo di ricerca e creazione coreografica va incontro alla nozione di tradizione interrogandola e ricercandone le proiezioni, i fantasmi e le evoluzioni future. Si danza, quindi, su ritmi che combattono lo scorrere del tempo. Danziamo, quindi, a tutta velocità, contro un senso di perdita divorante a favore di una nozione più accogliente di mutazione e cambiamento. Olympiade si propone di condividere, con il pubblico, il giusto ritmo che consenta la convivenza di tempi, personalità e realtà diverse.

U. (un canto)

Venerdì 5 settembre 2025, ore 20.30 – Teatro Sperimentale fuori abbonamento
U.
(un canto)

di Alessandro Sciarroni
con Raissa Avilés, Alessandro Bandini, Margherita D’Adamo, Nicola Fadda, Diego Finazzi, Lucia Limonta, Annapaola Trevenzuoli
casting, direzione musicale, training vocale Aurora Bauzà & Pere Jou
collaboratore training vocale Oussama Mhanna
casting, consulenza drammaturgica, training fisico Elena Giannotti
styling Ettore Lombardi
disegno luci e cura tecnica Valeria Foti
suono Francesco Rofi Pallone

produzione Corpoceleste_C.C.00#, MARCHE TEATRO / coproduzione Progetto RING (Festival Aperto – Fondazione I Teatri Reggio Emilia, Bolzano Danza – Fondazione Haydn, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale), CENTQUATRE – PARIS, Festival D’Automne à Paris, Snaporazverein, Maison de la Musique de Nanterre / in collaborazione con Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa. Col supporto di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels

U. è una performance musicale, un concerto, la cui drammaturgia, curata da Alessandro Sciarroni con Aurora Bauzà e Pere Jou, è costituita da canti corali tratti dal repertorio italiano composti tra la metà del secolo scorso e i giorni nostri.

I temi di questi canti parlano della relazione tra l’essere umano e la natura, del tempo che passa scandito dalle stagioni e dal lavoro nei campi, della relazione tra l’elemento umano e quello divino. Raccontano della bellezza e dello stupore dinanzi alla natura, di valori come pietà, compassione, perdono, tolleranza, sopportazione. Narrano dell’accettazione dei limiti umani rispetto al mistero dell’esistenza, della fragilità della vita, della sua transitorietà, della gioia e del privilegio di poterla vivere.

Gli interpreti di U. eseguono dal vivo i canti scelti uno dopo l’altro, alternando le scritture originali a profondi e lunghi silenzi. Durante tutta la durata della performance, a partire dal fondo dello spazio scenico, i cantanti avanzano verso il pubblico spostandosi lentamente e incessantemente all’unisono.

La forza dei contenuti di questi canti sottolinea quanto questa tradizione sia ancora straordinariamente viva. Attraverso il loro avanzare, i performer di U. consegnano agli spettatori la memoria di ciò che eravamo.

BIGLIETTI
intero € 15 – ridotto € 12 – carnet+speciale giovani € 10
biglietti on-line

HYPHAE polifonia del sottobosco

biglietti on-line

Sabato 11 ottobre 2025, ore 20.30 – Teatro Sperimentale fuori abbonamento
HYPHAE
polifonia del sottobosco

concept coreografia e danza Annalì Rainoldi
musiche originali Marcello Gori
consulenza artistica Irene Russolillo
vocal coach Sarah Stride
video Nicolò Cameroni
regia video e animazione Ruben Gagliardini
disegno luci Francesco Mentonelli
costumi Stefania Cempini

prodotto da MARCHE TEATRO nell’ambito di The Big Green, co-finanziato dal programma Europa Creativa
con il sostegno di ORA Orobie residenze artistiche

BIGLIETTI
intero € 15 – ridotto € 12 – carnet+speciale giovani € 10
biglietti on-line

Hyphae si lascia affascinare dal microcosmo sotterraneo di funghi, licheni e muschi: organismi invisibili ma vitali, che intrecciano reti di relazioni simbiotiche fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema. Questa fonte inesauribile di ispirazione prende forma attraverso la ricerca di un corpo-micelio, tessuto vivente che vibra, per far emergere una polifonia fisica e vocale, un “canto metabolico” in cui si trovano a dialogare molteplici strati di memoria.

Merlin Sheldrake, autore di Entangled Life – How Fungi Make Our Worlds, parla del micelio come di una “melodia” polifonica, irriducibilmente plurale, e delle ife, le cellule che lo compongono, come flussi di incarnazione, processi in divenire, privi di una pianificazione centralizzata, dai quali però emergono forme compiute. Allo stesso modo, ogni parte del corpo si muove come se appartenesse a corpi diversi, ma in armoniosa collaborazione, trasformando il singolo corpo in una presenza polifonica.

Il processo metabolico dei funghi offre un modello per comprendere la memoria non come un archivio ordinato e statico, ma come una pratica viva di elaborazione. Come i funghi decompongono la materia per renderla di nuovo fertile, la memoria incarnata opera come un metabolismo continuo dell’esperienza, oscillando tra sedimentazione e rigenerazione. In questo modo, la scrittura coreografica nasce da un corpo che ricorda trasformandosi, metabolizzando momenti vissuti, relazioni, intuizioni.

Questa memoria non è sempre accessibile alla coscienza; agisce piuttosto come una forza sotterranea, trasformando le esperienze passate in materiale fertile per la creazione. La danza, allora, nasce da questo paesaggio interiore, da un corpo che “ricorda” non pensando, ma muovendosi e lasciando che il gesto affiori da strati profondi.

In questa visione, il corpo danzante diventa un ecosistema sensibile, in cui memoria e movimento sono in uno stato continuo di scambio metabolico, aspirando a risuonare con l’ordine sublime e il caos generativo della vita nel sottobosco.