CHORA Il vuoto all’origine
sabato 6 marzo 2027, ore 20.30
Teatro delle Muse esclusiva regionale
Sofia Nappi / KOMOCO
CHORA – Il vuoto all’origine
coreografia Sofia Nappi
in collaborazione con i danzatori KOMOCO Bonni Bogya, Glenda Gheller, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus, Kacper Szklarski
direttore prove Adriano Popolo Rubbio
musica originale e sound design Ciaran Morahan
con musiche di Alessandro Cortini, Ben Frost (Gluteus Maximus remix), J.S. Bach mixate e integrate da Ciaran Morahan
luci Alessandro Caso
costumi Adriano Popolo Rubbio realizzati da Adriano Popolo Rubbio, Adelaide D’Ago
production management Giulia Pasquini, Claudia Bauer
produzione KOMOCO /coproduzione Theater Winterthur, Roma Europa Festival,
COLOURS International Dance Festival, Oriente Occidente in collaborazione con ecotopia dance productions
sostegno residenziale Oriente Occidente, Inteatro residenze, PARC Firenze
CHORA che in greco antico (χώρα) sta a indicare lo spazio, ma anche il vuoto generativo, nella coreografia diviene un grembo simbolico da cui ogni forma prende avvio. Un vuoto dunque come condizione originaria, uno spazio che precede il movimento e che si manifesta come silenzio fertile, carico di possibilità. Lo spazio vuoto diventa quindi una presenza tangibile percepita attraverso l’ascolto. E poi arriva il ritmo: nell’equilibrio tra controllo e abbandono ha origine il gesto. I fragili movimenti dei sette danzatori si espandono in flussi collettivi, pause minime diventano ritmo condiviso, ciò che appare vuoto si rivela come campo di connessione e memoria.
CHORA è esperienza contemplativa collettiva che invita a tornare all’origine, prima del movimento, del linguaggio e dell’identità, ad ascoltare ciò che esiste prima del significato e a riconoscere che siamo costituiti non solo dalle nostre azioni, ma anche dagli spazi interiori, dai silenzi e dalle forze invisibili che ci circondano.
Note di approfondimento
“CHORA” (dal greco antico χώρα, spazio, ma anche vuoto generativo, un terreno d’origine simile a un grembo) si fonda sull’idea che il vuoto non sia assenza, ma inizio: uno spazio che esiste prima della forma. Un contenitore vivo, un silenzio fertile da cui tutto emerge. Qui, il vuoto è primordiale. Esisteva prima del movimento, prima del linguaggio, prima dell’identità. È la condizione originaria – il luogo da cui tutto comincia. “CHORA” ci invita a tornare a quell’inizio, ad ascoltare ciò che esiste prima del significato, e a riconoscere che siamo costituiti non solo da ciò che facciamo, ma anche dagli spazi dentro di noi, dai silenzi che portiamo e dalle forze invisibili che ci circondano.
Il vuoto in questo senso non è sterile, ma carico di possibilità – come l’aria prima di una tempesta, la quiete prima di un respiro, il silenzio della natura prima dell’alba, una pagina bianca prima della scrittura, o la pausa tra due battiti del cuore. Lo spazio stesso diventa presenza: nelle pause, nei silenzi, negli spazi tra di noi, vive qualcosa di più grande. Un campo di creazione. Una sorgente a cui ritorniamo ogni volta che espiriamo, ogni volta che ci arrendiamo alla gravità. In questo spazio non ci limitiamo a muoverci: ricordiamo. Lo spazio diventa una presenza alleata che custodisce memoria, tensione e potenziale.
Il nuovo lavoro coreografico “CHORA” di Sofia Nappi e della sua compagnia KOMOCO esplora il vuoto come presenza tangibile – attorno a noi, tra di noi e dentro di noi – portando avanti uno dei punti fondamentali della ricerca di KOMOCO. Il vuoto viene affrontato attraverso l’ascolto a partire dalle forze del respiro e della gravità, lasciando che lo spazio ci muova tanto quanto noi ci muoviamo attraverso di esso. Da questo ascolto arriva, poi, il ritmo. Gesti fragili si trasformano in volumi più ampi. Piccole pause si espandono in un flusso collettivo. Ciò che sembrava vuoto si rivela carico di vita, connessione e narrazione. “CHORA” si sviluppa come un fondamentale ciclo umano fatto di ritorno all’origine e trasformazione.

