NOI GLI EROI
sabato 21 novembre 2026, ore 20.30
Teatro Sperimentale
NOI GLI EROI
di Jean-Luc Lagarce
traduzione Margherita Laera
adattamento Margherita Laera e Giorgia Cerruti
regia Giorgia Cerruti
assistente alla regia Francesca Ziggiotti
con Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Luca Busnengo, Letizia Russo, Fabrizio Costella, Giorgia Cerruti
visual concept e light design Lucio Diana
sound design e fonica Luca Martone
costumi Giorgia Cerruti e Daniela Rostirolla
realizzazione costumi Daniela Rostirolla
Produzione Teatro Metastasio di Prato in coproduzione con TSV – Teatro Nazionale e Centro Teatrale Bresciano
con il supporto di Cubo Teatro – Inteatro Residenze – Sardegna Teatro
Nella sua breve vita, Jean-Luc Lagarce (1957-1995) non è riuscito a veder rappresentata nessuna delle sue opere e, come spesso accade, la sua grandezza è stata riconosciuta solo postuma. Dopo la sua prematura scomparsa, colpito dall’AIDS, è oggi il secondo autore più rappresentato in Francia dopo Molière.
Noi gli eroi rappresenta la sintesi più tenera e inaspettata: Lagarce identifica nei teatranti i veri freaks del terzo millennio, i mostri, regalandoci un quadro intimista ed epico allo stesso tempo.
Mi commuove pensare che Lagarce, negli ultimi mesi della sua vita, stesse portando in scena proprio Molière, l’artista che morì recitando Il malato immaginario. Un anello sembra congiungerli: due uomini di teatro, entrambi autori e attori, che incontrano la malattia dentro la finzione, la finzione dentro la malattia. E mi piace pensare che questo anello leghi a sua volta la nostra Compagnia ad entrambi gli autori: nel 2007 realizzammo infatti come compagnia un Malato Immaginario con la regia di Antonio Diaz-Floriàn del Théâtre de l’Epée de Bois-Cartoucherie de Vincennes… lui fu il mio amato maestro negli anni della formazione… una coincidenza d’affetti ecco…
Venendo a Lagarce, in quella tournée di provincia con La Roulotte, tra allestimenti precari e corpi stanchi, egli scrive Noi gli eroi come un testamento e una confessione: il teatro come ultimo rifugio, come forma di resistenza al dissolvimento. Il palcoscenico diventa un luogo di sopravvivenza, di memoria, di ritorno. Tra le pagine riecheggia Molière, non come modello classico, ma come fratello d’anima: un altro “malato immaginario”, un altro corpo che resiste sotto le luci. Così, Noi gli eroi nasce dal cuore del mestiere teatrale e dalla sua precarietà: un gruppo di attori che continua a recitare mentre tutto crolla intorno, tenendo accesa una piccola, ostinata, marginale forma di vita. L’opera attinge molti personaggi e citazioni ai Diari di Franz Kafka, ma la storia è originale: dopo la fine di uno spettacolo, una famiglia di attori girovaghi è alle prese con le difficoltà della politica culturale di provincia di una non meglio precisata Europa in tempo di guerra. E intanto continua a recitare la propria vita tra solitudini, desideri, meschinità, utopie. Sono persone stanche, esauste, nel dubbio se provare a rinnovare il repertorio o rinunciare all’impresa, oppure andare in città più grandi per ricominciare una vita in solitudine, senza la compagnia. Ma questa sera festeggiano un avvenimento importante: la figlia dei capo-comici si sposa con l’attore giovane e diventeranno loro i responsabili della compagnia e del repertorio… dovranno affrontare le incertezze della sussistenza, la loro stessa micro-società dove si riproducono gerarchie e sopraffazioni, l’indifferenza del pubblico, la prepotenza dei gestori delle sale, l’ignoranza violenta delle istituzioni, il desiderio di lasciare una traccia del proprio passaggio… Esseri smarriti, esiliati, spossati, al limite della sopravvivenza e consapevoli di questo, ma altrettanto capaci di proiettare pensiero e poesia nella freddezza generale. Umorismo e malinconia si uniscono formalmente ad una scrittura che scarta la via diretta del realismo. Non l’ennesima pièce di “teatro nel teatro” ma un’opera universale e vitalissima sullo spettro della vecchiaia, della morte, della guerra che distrugge e ruota attorno a noi, non così lontano da noi.
Piccola Compagnia della Magnolia è un gruppo di lavoro permanente e indipendente nato nel 2004. L’ensemble, che si identifica oggi nel lavoro condotto da Giorgia Cerruti e Davide Giglio, compie una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, affrontando con sguardo contemporaneo la materia scenica, riappropriandosi dei classici (Shakespeare, Genet, Molière, Lorca…) o sperimentando negli ultimi lavori scritture originali e drammaturgie contemporanee (Sarah Kane, Muller, Massimo Sgorbani, Fabrizio Sinisi…). Il percorso della Compagnia insegue una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in cui l’attore è il fulcro, in dialogo con un tempo sacro attento alla composizione dell’immagine e capace di reagire in dialogo con altre arti: il teatro d’attore è debitore di visioni e soggettive rubate al cinema, a volte può dialogare con suggestioni video, e sempre trova rispondenze acustiche in audaci partiture sonore. Una ricerca che incontra, più che utilizzare, le singole drammaturgie e le trasfigura in occasioni di presenza in scena, come elementi dell’ineludibile relazione con il pubblico. La Compagnia, in comunione con una fraterna cerchia di artisti con cui da anni collabora, ha portato i propri lavori in Francia, Svizzera, Ungheria, Macedonia, Polonia, Russia, Italia. Accanto al lavoro preminente di creazione, Piccola Compagnia della Magnolia si occupa da anni di pedagogia teatrale, conducendo stages e seminari per attori in Italia e in Europa e organizzando inoltre campus di alta formazione con maestri della scena artistica internazionale.

