I weekend al mare
drammaturgia e regia di Antonio Manzini
con Francesco Acquaroli, Roberto Ciufoli, Giulia Fiume, Lorenza Indovina, Stefania Micheli, Tullio Sorrentino
produzione MARCHE TEATRO
note
I week end al mare è una commedia amara che vede protagoniste due coppie di quasi sessantenni provenienti dalla Roma bene, quella dei soldi di famiglia, non quell’alta borghesia colta e snob e laureata, ma l’alta borghesia dei “bottegai”, dei palazzinari. A Roma li definiscono anche come generoni, e hanno interessi solo nel denaro e nel consumarlo negli acquisti più disparati. Amano il lusso, detestano tutto ciò che anche lontanamente possa definirsi culturale, parola che aborrono e temono quanto un virus. Sono abituati a comandare, a farla sempre franca, a non essere allo stesso livello degli altri cittadini. E di solito, i maschi di queste famiglie, si sono uniti con donne appartenenti sempre alla classe sociale più alta, ma magari figlie di professionisti, avvocati, notai e medici che però, negli anni ’80, dovevano sposare il patrimonio. Andava così.
Filippo e Elena, Massimo e Bianca e il fratello di Massimo, Roberto, che per quel week end porta in casa una sua nuova conquista, Claudia.
La storia dei week end al mare è tutta nei rapporti malati, fradici, muffiti che hanno consumato e consumano queste coppie. All’alba di una nuova era che parla un’altra lingua, che ha altri interessi, che vede altrove qualità e modelli cui ispirarsi, loro risultano dei fossili inchiodati ai loro meccanismi e ai loro convincimenti. Ma se nei maschi non c’è neanche la percezione del fallimento di una vita, nelle donne il convincimento è totale. C’è dunque di fondo una incomunicabilità dei sentimenti, una impossibilità di intesa anche fra i sessi. I maschi sono rimasti lì, piantati alle loro abitudini, ai loro giochini, ai loro scherzi post adolescenziali. Per le donne il sospetto di aver buttato l’esistenza è diventato una certezza. L’anima di questi personaggi si mette a nudo, malgrado loro, in una delle tante abitudinarie giornate che passano al mare nei week end invernali. Giornata che si rivelerà un vero e proprio massacro, una macelleria dei sentimenti cui assisterà l’unica persona che non fa parte di questo consesso sociale: Claudia, una ragazza giovane portata nella villa da uno di loro, tronfio di mostrare la sua nuova conquista. Lei spettatrice allucinata di questa carneficina, servirà forse da specchio alle altre due donne vicine, prossime ad una presa di coscienza.
La lingua che parlano le due coppie e il fratello “rimorchione” è un romanesco finto, fatto di assonanze con il vero dialetto e che ricopia ad orecchio parlate comiche di film e sceneggiati televisivi di basso cabotaggio. La sensazione che lo spettacolo dovrebbe dare non è quella del distacco, non vuole solo una semplice critica del pubblico, facile e quasi scontata, ma vuole suggerire che psicologie e sensibilità simili sono quelle di molti dei nostri amici o conoscenti, magari ad altre latitudini e in altre realtà, che insomma questi tizi fanno parte della nostra società invecchiata male e ferma su dei valori retrogradi quando non addirittura reazionari; una società che ci ha portato alla crisi che viviamo non solo economica e culturale, ma anche e soprattutto umana. Lo spazio dei sentimenti è sempre più stretto, soffocato. L’altro è un nemico da evitare o sconfiggere, la chiusura del proprio orto non può che portare all’avvizzimento e all’abbrutimento. Nei loro castelli dorati non entra più la vita, anzi fugge via. E mentre si godono un vino di ottima annata, il cielo attraverso le finestre della villa si oscura fino a diventare nero, il nero di una notte buia e profonda accompagnata da un temporale di biblica memoria. Questo è il futuro che ci aspetta se non usciamo da questo medioevo fatto di castelli coi ponti levatoi tirati su, dalla disattenzione al bello che ci circonda, dall’arroganza dell’uso del potere, dall’assenza totale del gusto, dalla volgarità dei mezzi espressivi di massa, dall’attenzione nevrotica verso il voto dei figli o la loro performance sportiva, ricorrendo in caso al tar se non soddisfatti delle aspettative, dimenticando però di educarli a essere degli individui migliori. I Week end al mare è questo. È un po’ un Titanic per una società che sta tagliando aria e risorse alle generazioni future e che forse farebbe bene a schiantarsi contro un iceberg.
Lucia Calamaro è una delle più interessanti drammaturghe e registe italiane contemporanee. Vincitrice di tre premi UBU e del recentissimo premio Hystrio alla drammaturgia 2019, ha scritto e diretto negli ultimi anni testi innovativi e molto apprezzati dal pubblico e dalla critica.
Lucia Mascino, attrice poliedrica e sui generis, la cui carriera spazia dal teatro (con cui ha iniziato e al quale si è unicamente dedicata per metà della sua carriera), alla televisione, al cinema sia d’autore che popolare. Ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi come il Premio Vittorio Mezzogiorno per il teatro, 2 candidature ai Nastri d’Argento come Miglior Attrice Protagonista e ha vinto il Premio Anna Magnani per il cinema nel 2018.
Nel 2020 ha vinto il Premio Torvaianica: Ugo Pari 30, Premio Ugo Tognazzi come migliore attrice della stagione.
Il monologo “Smarrimento” (debutto nell’autunno 2019) segna l’incontro artistico di due indiscutibili talenti.

