4 apr. 2017 | Arturo Cirillo porta in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?”

DAL 5 AL 9 APRILE
AL TEATRO SPERIMENTALE DI ANCONA

IL TESTO DI EDWARD ALBEE

UN “GIOCO DELLA VERITA’”
UNA SPIETATA RIFLESSIONE SUL NOSTRO CINISMO E SULL’AMORE

La Compagnia incontra il pubblico
sabato 8 aprile alle ore 18.30
nel foyer del Teatro Sperimentale

La Stagione Teatrale 2016/17 di Ancona si conclude dal 5 al 9 aprile al Teatro Sperimentale con lo spettacolo CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF? di Edward Albee, traduzione di Vittorio Capriolo con Arturo Cirillo, Milvia Marigliano e con Valentina Picello, Edoardo Ribatto, regia Arturo Cirillo, scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, luci Mario Loprevite; regista collaboratore Roberto Capasso, assistente alla regia Giorgio Castagna, assistente scenografo Lucia Rho, assistente costumista Cristiana Di Giampietro. Lo spettacolo è una co-produzione Tieffe Teatro / MARCHE TEATRO.

Per il ciclo di incontri “L’aperitivo con gli artisti”, La Compagnia incontra il pubblico sabato 8 aprile alle ore 18.30 nel foyer del Teatro Sperimentale, conduce l’incontro Antonio Luccarini. Seguirà un aperitivo offerto da Enopolis.

“Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee ha debuttato a Broadway nel 1962. Dello stesso autore sono degne di nota: “A Delicate Balance” (1966), “Seascape”(1975) e “Three Tall Women” (1991), che gli valsero tre premi Pulitzer. Del 1966 è la versione cinematografica di “Chi ha paura di Virginia Woolf?” che rese celebre E.Albee in tutto il mondo: il film, diretto da Mike Nichols, ha come interpreti Elizabeth Taylor e Richard Burton nei ruoli di Martha e George, George Segal e Sandy Dennis nelle parti di Nick e Honey. Il titolo della pièce “Chi ha paura di Virginia Woolf?” gioca con le parole della canzoncina Chi ha paura del lupo cattivo? (Who’s Afraid of the Big Bad Wolf?) ed è il motivetto che Martha e George canticchiano ogni tanto, dall’inizio alla fine dello spettacolo.
Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa Honey e Nick, due giovani sposi che hanno appena conosciuto. In un vorticoso crescendo di dialoghi serrati, con la complicità della notte e dell’alcool, il quartetto si addentra in una sorta di “gioco della verità” che svela le reciproche fragilità individuali e di coppia. Il risultato della serata è un gioco al massacro, una sfida collettiva alla distruzione di sè e degli altri, che rende ogni personaggio, allo stesso tempo, vittima e carnefice.

Dalle note di regia di Arturo Cirillo – Il testo di Albee è una spietata riflessione sulla nostra cultura, sul nostro egocentrismo, sul nostro cinismo, e sull’amore. Come in un gioco al massacro, come in un interrogatorio o in una tortura, siamo in un stanza, un salotto, in una notte di sabato, dove pian piano si dà inizio ad un sacrificio, un esorcismo. Giocando e recitando ci si trova davanti alla propria distruzione, allo stato di noia che nasce dopo la perversione, a quel non sapere più cosa fare dopo aver fatto fuori tutto. Nel distruggere l’altro si distrugge se stessi, e poi ci si trova soli con l’altro, due solitudini a confronto, senza più difese, senza più riti che ci proteggono, senza più teorie analitiche che ci consolano; soli e spaventati da tutto quello che la nostra mente non ci voleva far vedere-.