UNA MADRE CORAGGIO


venerdì 13 novembre 2026, ore 20.30
Teatro Sperimentale

UNA MADRE CORAGGIO 

un monologo di Michele Santeramo
da “Madre Courage e i suoi figli” di Bertold Brecht
con Laura Marinoni
regia Gianluca Barbadori
costumi Gianluca Sbicca

produzione Artisti Associati Gorizia

La Errante è una donna che attraversa la guerra di questo tempo provando a sopravvivere. Abituata alla violenza, fa del commercio un’arma con la quale guadagnare un altro giorno di vita. Incontra il pubblico come si incontrano i clienti dentro una piazza, al mercato, allo scopo di vendere loro esperienza, racconti e oggetti. La sua tenerezza è sepolta sotto strati di cinismo; proprio il cinismo è l’altra arma con la quale sfida ogni giorno la violenza del nemico, che è dappertutto, potenzialmente dietro ogni angolo. Il suo scopo finale è procedere alla vendita per eccellenza, la più antica di tutti i tempi eppure ancora scandalosa, amorale, provocatoria. Ci sarà qualcuno, tra il pubblico, che abbia il coraggio di assumersi davvero la responsabilità di un gesto d’amore? C’è tra il pubblico un padre o una madre che abbiano il necessario coraggio?

Chi conosce Madre Coraggio troverà nella Errante una lontana somiglianza e una concreta distanza; chi non conosce Madre Coraggio vedrà nella Errante quel che davvero è: un personaggio immerso in questi nostri tempi, in questo nostro commercio continuo, che racconta di amuleti, bambini precipitati e salvi, altri pronti alla vendita come semplici regali per Natale.

SCRIVE SANTERAMO
“Credo che una drammaturgia pensata oggi, almeno per me, debba considerare lo spettatore al pari di un personaggio in commedia.
Se lo invito a teatro, questo spettatore, cosa gli offro? La mia drammaturgia deve chiedersi, oltre a ‘cosa succede al personaggio in questo momento dell’azione’, anche ‘cosa succede allo spettatore in questo momento dell’azione’.
Il tutto mediato dalla presenza dell’attore.”

NOI GLI EROI

sabato 21 novembre 2026, ore 20.30
Teatro Sperimentale

Piccola Compagnia della Magnolia
NOI GLI EROI

di Jean-Luc Lagarce
traduzione Margherita Laera
adattamento Margherita Laera e Giorgia Cerruti
regia Giorgia Cerruti
assistente alla regia Francesca Ziggiotti
con Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Luca Serra Busnengo, Letizia Russo, Fabrizio Costella, Giorgia Cerruti
visual concept e light design Lucio Diana
sound design e fonica Luca Martone
costumi Giorgia Cerruti e Daniela Rostirolla
realizzazione costumi Daniela Rostirolla

Produzione esecutiva Centro Teatrale Bresciano. Produzione Teatro Metastasio, in coproduzione con TSV Teatro Nazionale, Centro Teatrale Bresciano
Con il supporto di Cubo Teatro, Inteatro Residenze, Sardegna Teatro

Lagarce, morto prematuramente di AIDS nel 1995 e riconosciuto pienamente solo in seguito, con Noi gli eroi affida al teatro una sorta di testamento. Scrive quest’opera mentre è in tournée con Il malato immaginario e, come Molière, è scrittore, capocomico, amministratore, regista e attore: un uomo di teatro capace di ritrovare nell’esperienza della scena il senso tragicomico dell’esistenza, dando voce a chi vive ai margini: malati, esclusi, falliti, silenziosi, queer.
Lagarce identifica nei teatranti i veri freaks del terzo millennio, gli anti-eroi. Noi gli eroi ci mostra una famiglia di attori girovaghi in un’Europa in guerra, tra povertà, solitudini, gerarchie e istituzioni ostili. Il teatro diventa così rifugio, resistenza, memoria.
Nel “noi” del titolo vive l’idea più profonda: il teatro resta una piccola, ostinata, marginale forma di vita comunitaria. Non l’ennesima pièce di “teatro nel teatro”, ma un’opera grottesca e malinconica sullo spettro della vecchiaia, della morte e della guerra che distrugge e ruota attorno a noi, non così lontano da noi.

Piccola Compagnia della Magnolia è un gruppo di lavoro permanente e indipendente nato nel 2004. L’ensemble, che si identifica oggi nel lavoro condotto da Giorgia Cerruti e Davide Giglio, compie una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, affrontando con sguardo contemporaneo la materia scenica, riappropriandosi dei classici (Shakespeare, Genet, Molière, Lorca…) o sperimentando negli ultimi lavori scritture originali e drammaturgie contemporanee (Sarah Kane, Muller, Massimo Sgorbani, Fabrizio Sinisi…). Il percorso della Compagnia insegue una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in cui l’attore è il fulcro, in dialogo con un tempo sacro attento alla composizione dell’immagine e capace di reagire in dialogo con altre arti: il teatro d’attore è debitore di visioni e soggettive rubate al cinema, a volte può dialogare con suggestioni video, e sempre trova rispondenze acustiche in audaci partiture sonore. Una ricerca che incontra, più che utilizzare, le singole drammaturgie e le trasfigura in occasioni di presenza in scena, come elementi dell’ineludibile relazione con il pubblico. La Compagnia, in comunione con una fraterna cerchia di artisti con cui da anni collabora, ha portato i propri lavori in Francia, Svizzera, Ungheria, Macedonia, Polonia, Russia, Italia. Accanto al lavoro preminente di creazione, Piccola Compagnia della Magnolia si occupa da anni di pedagogia teatrale, conducendo stages e seminari per attori in Italia e in Europa e organizzando inoltre campus di alta formazione con maestri della scena artistica internazionale.

MADRE- LINGUA

venerdì 4, sabato 5 dicembre ore 19.00 / domenica 6 dicembre ore 15.00
Sala Melpomene del Teatro delle Muse

MADRE- LINGUA

regia e drammaturgia Giulia Bartolini
con Giulia Trippetta
tecnico/performer Matteo Bergonzoni
scene e luci Paolo Manti
sound designer Vanja Sturno
foto e video di scena Francesca Cassaro
scenotecnica Spazio Scenico s.n.c.

produzione Agidi, MARCHE TEATRO



 

LA NOSTRA MADRE-LINGUA E’ MORTA. QUESTO E’ IL SUO FUNERALE. NOI SIAMO QUI PER SEPPELLIRLA.

Non parliamo di italiano, parliamo della lingua che usiamo per raggiungerci, la capacità originaria di entrare in contatto.
Una donna sola in scena, armata di parole, tenta di parlare la lingua in cui è nata e da cui è stata espulsa. Ogni parola che pronuncia è insieme una carezza e un’offesa mentre lei tenta di capire cosa resta del linguaggio.
Tra concerto, stand up, confessione e rito pop, MADRE-LINGUA attraversa il politicamente corretto, il corpo, il desiderio, il fallimento, la pornografia dell’opinione e l’impossibilità di comunicare.
E allora non resta che questo: usare fino all’ultimo pezzo di quella stessa lingua per seppellirla e ballare sopra il suo cadavere.

PAZZA

martedì 12 gennaio 2027, ore 20.30
Teatro Sperimentale

PAZZA 

di Tom Topor
adattamento e regia di Fabrizio Coniglio
con Vanessa Gravina e Nicola Rignanese
e con Fabrizio Coniglio, Massimo Rigo, Gloria Sapio e Riccardo Barbera

scene Gaspare de Pascali
costumi Sandra Cardini
luci Bruno Guastini
musiche Enza De Rose

produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Lo spettacolo va in scena per la prima volta a Broadway nel 1980, per poi essere riproposto al cinema dallo stesso Topor in una fortunatissima versione che vede Barbara Streisand nei panni della protagonista, Claudia Draper.

Claudia Draper, una squillo di lusso, viene accusata dell’omicidio di un anziano cliente e rischia venticinque anni di carcere. Pur di salvarla, la ricca famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare in un istituto di psichiatria, dal quale potrà uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato dai genitori e viene affidata a un avvocato d’ufficio, Aaron Levinsky il quale intuisce – dietro il contegno ostico dell’indesiderata cliente – un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa a prescindere da ogni possibile cavillo giudiziario, solo svelando dolorosamente, con disperata causticità, lo scabroso entroterra familiare dai toni freudiani nel quale è maturata la sua squallida scelta di vita, e le intollerabili pretese del cliente che scatenò la sua micidiale reazione di difesa.

QUARTETT

martedì 26 gennaio 2027, ore 20.30
Teatro Sperimentale

QUARTETT

di Heiner Müller
traduzione Saverio Vertone
con Viola Graziosi, Maximilian Nisi
regia Maximilian Nisi
musiche originali Stefano De Meo
scene e costumi Vincenzo La Mendola

produzione Teatro della Città

Il ballo macabro dell’anima umana. Un duello serrato, feroce, intellettuale, carnale tra due esseri in rovina… Ecco cos’è Quartett, la pièce di Heiner Müller che, dopo il grande successo del debutto in prima assoluta il 21 gennaio al Piccolo Teatro della Città di Catania (e le altre repliche siciliane anche al Teatro Massimo di Siracusa), approda al Teatro Franco Parenti di Milano (dal 27 gennaio al 1° febbraio) per le prime date della tournée nazionale. Protagonisti dello spettacolo sono Viola Graziosi e Maximilian Nisi, che ne cura anche la regia. Prodotto dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale, lo spettacolo, con la traduzione di Saverio Vertone, vanta le musiche di Stefano De Meo e le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola.
Al centro della storia ci sono la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont: due figure emblematiche dell’aristocrazia del XVIII secolo, spogliate di ogni maschera sociale, chiuse in un bunker fuori dal tempo e dallo spazio. L’opera di Heiner Müller non racconta una storia, ma scava un abisso. In uno spazio claustrofobico, fatiscente, illuminato da luci fioche, il tempo è scandito dal ticchettio di un orologio. Ogni battuta è una lama, ogni silenzio un colpo trattenuto. In questo luogo sospeso, isolato da un mondo esterno devastato, i due personaggi rievocano – attraverso un perverso gioco di ruolo – le loro conquiste, i tradimenti, i fantasmi. Ma il cuore del dispositivo scenico è lo scambio di ruoli. Valmont diventa Merteuil, Merteuil interpreta Valmont. Poi impersonano Madame de Tourvel e Cécile de Volanges, le vittime sedotte. Le identità si mescolano, si sovrappongono, si deformano. Il corpo dell’altro diventa maschera, specchio, campo di battaglia. In questa vertigine performativa, Müller interroga le dinamiche del potere, del desiderio, del genere e della sua rappresentazione. Merteuil e Valmont non cercano amore: lo usano come arma. Non bramano l’altro: ne studiano la rovina. La passione diventa strumento di dominio, di controllo, di vendetta. Müller affonda la penna nella carne dei personaggi con sarcasmo, crudeltà e una lucidità spietata, mettendo in scena un teatro della mente dove il potere e la seduzione sono atti terminali. Il linguaggio è crudo, frammentato, interrotto: riflesso di un mondo che ha perso il senso, dove la comunicazione è fallita e resta solo l’eco del desiderio e della distruzione. L’umorismo è nero, la follia si mescola alla lucidità, la decadenza morale si fa forma scenica. Quartett è un rito oscuro, in cui lo spettatore è testimone e prigioniero.

L’OMBRA PERDUTA DI PETER SCHLEMIHL

sabato 6 febbraio 2027, ore 20.30
Teatro Sperimentale

L’OMBRA PERDUTA DI PETER SCHLEMIHL

di e con Marco Baliani
paesaggio sonoro Mirto Baliani
regia Maria Maglietta
organizzazione e promozione Ilenia Carrone

una coproduzione Casa degli Alfieri, Accademia Perduta / Romagna Teatri, Tib Teatro

Un giovane uomo cede la sua ombra in cambio di illimitata ricchezza, in un baratto che sul momento gli sembra allettante. È questa la vicenda di Peter Schlemihl, ispirata al racconto di Adalbert von Chamisso. A Polverigi presenterò un primo studio di questo futuro spettacolo, concentrando l’attenzione sulla stesura originale che ne è nata e che andrà via via rafforzandosi, incontrando il paesaggio sonoro di Mirto Baliani e la direzione dello sguardo di Maria Maglietta. Il racconto incontra il mio corpo di narratore e si dipana nella fatica del vivere quotidiano del protagonista, un’esistenza sospesa, come fosse in attesa di una qualche rivelazione che però tarda sempre a manifestarsi.
Peter Schlemihl porta in sé una sorta di innocenza, il suo sguardo appartiene a quelli che non potranno riconciliarsi con le regole uniformanti della società e questo lo rende affascinante ai miei occhi, come lo sono stati molti personaggi finiti nelle mie narrazioni e nei miei percorsi artistici. Di fronte alle tante porte sbattute in faccia, Peter accetta di saltare a piè pari la salita esistenziale che ha di fronte, per entrare di colpo nel gran mondo che crede gli spetti, una scorciatoia che gli si rivela nel tempo essere una trappola e che segnerà il resto della sua vita. La nostra scrittura scenica segue il fluttuare di quell’esistenza.

BARTALI ALL’INFERNO

venerdì 26 febbraio 2027, ore 20.30
Teatro Sperimentale

BARTALI ALL’INFERNO

di Sergio Pierattini
con Alessandro Benvenuti, Massimo Reale, Camilla Diana
regia Manuela Mandracchia
distribuzione Lia Zinno

produzione MARCHE TEATRO, Compagnia Orsini, TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Ass.ne Culturale Spazi d’Arte

Gino Bartali è stato uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano. Il suo palma res si fregia di innumerevoli vittorie nelle gare più importanti tra le quali ben tre Giri d’Italia (1936,1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948).
La figura del ciclista toscano si distingue, però, non solo nel panorama sportivo ma anche nell’attività di Resistenza al nazifascismo e nell’aiuto ai cittadini di religione ebraica in fuga dalla barbarie della deportazione.
Per questi suoi meriti, nel 2013, Gino Bartali è stato dichiarato dallo Yad Vashem, Ente Nazionale per la Memoria della Shoah, “Giusto tra le nazioni” e, nel 2006, gli è stata concessa dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria.
Lo spettacolo “Bartali all’Inferno”, di cui questa lettura drammatizzata è uno dei primi step realizzativi, intende raccontare il coraggio civico e l’eroismo di Gino in modo che non vada perduta la memoria di chi volle lottare, vincendo, per la libertà e la giustizia.
Nel 1943 Bartali, fingendo di allenarsi tra l’Umbria e la Toscana, trasportava nascosti sotto il sellino della sua bicicletta carte di identità contraffatte da far arrivare a famiglie ebree che tentavano di sfuggire ai treni piombati.
Questa frenetica e immotivata attività agonistica, durante la guerra le gare ciclistiche erano sospese, finì per insospettire le spie fasciste, che non capivano cosa facesse Gino Bartali ma che avevano intercettato un biglietto in cui il ciclista veniva ringraziato dal Vaticano “per tutto quello che lei ha fatto a favore della nostra causa”.
Così l’atleta fu convocato alla famigerata “Villa Triste”, e sottoposto a interrogatorio dal feroce Mario Carità, capo di una banda di assassini fascisti che cercava di stroncare le attività partigiane.
Prigioniero nelle cantine della villa, chiamata “Triste” per via delle urla degli antifascisti torturati che giungevano all’esterno, Gino Bartali dovette difendere il segreto della propria attività resistendo a lusinghe, minacce e pressioni di ogni genere.
Da questo episodio realmente accaduto prende spunto la pièce teatrale scritta da Sergio Pierattini che ripercorre il drammatico confronto tra il repubblichino Carità e l’eroe in bicicletta.
Uno scontro epico tra due visioni del mondo e dell’uomo, una lotta che mette in campo i temi esplorati dalla tragedia greca dove i personaggi sono “valori incarnati” che si fronteggiano e si combattono. Dove il prevalere dell’uno o dell’altro può cambiare la storia del mondo.

O DI UNO O DI NESSUNO

Mercoledì 10 marzo 2027, ore 20.30
Teatro Sperimentale

O DI UNO O DI NESSUNO

da Luigi Pirandello
adattamento e regia Fabrizio Falco
spazio scenico Luca Mannino
con Giovanni Alfieri, Federica D’Angelo, Fabrizio Falco, Giancarlo Latina
aiuto regia Eugenio Sorrentino

produzione Teatro Libero Palermo

Tito e Carlino, amici di vecchia data, cominciano una frequentazione parallela con Melina, una prostituta. Quando Melina scopre di essere incinta, senza poter stabilire chi dei due sia il padre, il legame tra i due amici si incrina irrimediabilmente. Ne scaturiscono scenate di gelosie, rivalità e giochi di potere, tutti condotti senza considerazione per i desideri della giovane donna. Melina, tuttavia, non resta in silenzio e rivendica con determinazione la propria indipendenza prendendo in mano il proprio destino. La storia pirandelliana ci presenta un riflesso della società in cui viviamo: il ménage-a trois raccontato, evidenzia la prevaricazione dell’uomo sulla donna. Tito e Carlino sono il prototipo dei giovani analfabeti emotivi e sentimentali, incapaci di empatizzare con i problemi degli altri, dominati da una visione fortemente patriarcale. Melina è una prostituta che vive ai margini e fa di tutto per salvaguardare la convenienza sociale. La storia è molto vicina a noi e il lavoro sulla drammaturgia riflette questo proposito, nelle scelte linguistiche ed estetiche, nell’idea che il teatro di Pirandello possa parlare del nostro presente, qui e ora.

TERESA LA NOTTE

Domenica 21 marzo 2027, ore 18.00
Teatro Sperimentale

TERESA LA NOTTE

di Paola Galassi
con Lucia Mascino
regia di Giampiero Solari
musiche originali di Stefano Fresi

produzione ENFI Teatro – MARCHE TEATRO – Flautissimo

Teresa è una donna come tante, madre protettiva e lavoratrice instancabile. Ma basta poco perché la normalità si spezzi: un collega affascinante, un dettaglio che non torna, il buio di uno schermo. La sua vita precipita nel buco nero della rete, dove identità segrete e minacce silenziose si moltiplicano dietro ogni clic.
La notte amplifica i sospetti, la città diventa un labirinto di ombre. Teresa, donna qualunque, è costretta a farsi voce, azione, giustizia.
Un monologo teatrale serrato che cattura lo spettatore e lo trascina in una spirale di segreti e paura.

ANELANTE

Giovedì 29 aprile 2027, ore 20.30
Teatro delle Muse

ANELANTE
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Miriam Fricano, Enzo di Norscia

habitat Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Alice Mollica
organizzazione generale Francesco Pietrella, Stefania Saltarelli
macchinista Eughenij Razzeca
sartoria Sara Baldazzi
metalli CISALL

produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

La storia
“In uno spazio privo di volume, il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella.
Non c’è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice. Con la saggezza senile l’adolescente, completamente in contrasto col buon senso, sguazza nel recinto circondato dalle cospirazioni. Spia, senza essere visto, personaggi che in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi, perdizione e delirio lungo il muro. Il silenzio della morte contro l’oratoria patologica, un contrasto tra rumori, graffi e parole risonanti. Il suono stravolge il rimasuglio di un concetto e lo depaupera. Spazio alla logorrea, dissenteria della bocca in avaria, scarico intestinale dalla parte meno congeniale”.

Ci si piega
Ci si piega troppo spesso con l’assurdo dietro, e si fanno i conti dei traumi passati. Così l’essere inferiore cerca conforto nell’impegno civile. E con la morte altrui ritorna l’amor proprio. Tra balli, feste orientali, lutti premeditati ci si libera della solidarietà, pratica aziendale che genera profitto. Anche la cultura con gli occhiali piega il culo. Chi legge un libro è costretto a stare zitto da chi scrive, chi legge compra il suo silenzio, chi compra un libro fomenta e capovolge l’omertà. Ma con la mamma biologica la partita è persa: pelle della sua pelle ma fine della tua.
Antonio Rezza

Addio terza dimensione
Esplode il luogo comune, i viventi non si accorgono di essere prigionieri di un monitor, vecchi e giovani, spossati dal desiderio di emergere, ritrovano nel reinventarsi la spietatezza dell’infanzia e la malvagità dell’adulto. L’ Anelante vive confinato tra le muraglie, chiuso nel recinto, senza sporgersi, pretende di conoscere il mondo, lo fa per non accorgersi della vuotezza che gli riempie la vita. Disposto a tutto, per sostenere la gerarchia di sempre usa i sistemi virtuali di cui si è impadronito
Flavia Mastrella