L’attore nella casa di cristallo

testo e regia Marco Baliani
da un’idea di Velia Papa
con Petra Valentini, Michele Maccaroni / Eleonora Greco, Giacomo Lilliù
scenografia e luci Lucio Diana
costumi Stefania Cempini

direttore tecnico allestimento Roberto Bivona
direttori di scena Michele Carelli, Mauro Marasà
tecnici Leonardo Buschi, Franco Mastropasqua, Roberto Cammarata, Stefano Salerno, Jacopo Pace, Michele Stura
dirigente sicurezza Rodrigo Blanco
ufficio tecnico Federico Esposito, Michela Mininno, Massimiliano Pierini, Nasjon Dhimitraqi, Gabriele Bianchelli, Andrea Paolozzi
realizzazione scene Spazio Scenico snc di Manti e Zenoni
tecnici impianti Massimiliano Pierini, Andrea Paolozzi, Nasjon Dhimitraqi, Gabriele Bianchelli

direttore di produzione Marta Morico
produzione Alessandro Gaggiotti
assistente produzione Claudia Meloncelli
organizzazione Alessia Ercoli, Benedetta Morico
assistente organizzazione Raela Cipi

direttore amministrativo Monia Miecchi
amministrazione produzione Katya Badaloni
contabilità Laura Fabbietti
biglietteria Laura Moreschi

responsabile
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
grafica esecutiva Fabio Leone

produzione MARCHE TEATRO

durata 30′ circa

date

dal 15 al 28 giugno 2020 Ancona, Piazzale del Teatro delle Muse

note di regia

Chi siete là dentro? Che ci fate?
Certo, siete attori. O almeno un tempo lo eravate.
Ma attori chiusi dentro una teca di cristallo da cui non potete uscire.
Siete una specie in via di estinzione.
È una dimensione molto netta e molto dura.
Dalla vostra memoria di attori emergono lacerti di teatro che non hanno nessun rapporto tra
loro oppure che si agganciano uno all’altro solo per un’assonanza di suoni, o di parole, o per
un gesto che ne richiama un altro.
Una coazione a ripetere. Il nastro di Krapp che scorre siete voi. Siete il nastro, non Krapp.
La vostra memoria è a intermittenza. Memorie teatrali di quando, un tempo, eravate in scena.
È un soliloquio. Non dovete raggiungere nessuno e non dovete rivolgervi a nessuno. Non ci saranno applausi.
La vostra vita personale come esseri umani non interessa.
Però a tratti viene fuori senza che voi ne siate coscienti.
Potrebbero perfino esserci ricordi. Ma come un’intromissione improvvisa, priva di rapporto con il resto. Priva di rapporto con voi lì dentro.
Potrebbero esserci brani di testo a due, ma dove l’altro non c’è.
Non si può fare teatro senza gli altri.
Non c’è da gridare. Né da recitare, quelli che stanno fuori sentono la vostra voce attraverso delle cuffie.
È una voce radiofonica.
Potrebbero ascoltare voi e guardare un altro attore.
Oppure ascoltare voi e guardare il cielo o qualsiasi altra cosa.
Ma voi siete comunque sempre esposti.
Siete testimoni della povertà della vostra vita da attori, in una società che non ha bisogno del teatro.
Non dovete suscitare compatimento e, da parte vostra, non deve esserci compiacimento.
La vostra esistenza lì dentro è un eterno loop. Non c’è fine e non c’è inizio.
C’è solo un tempo uniforme, coatto, senza divenire.

Marco Baliani